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Riforma della Pac, accordo tra i ministri Ue all’Agricoltura

Via libera dei ministri all’Agricoltura dei Paesi Ue ad una posizione comune sul pacchetto di riforme della Politica Agricola Comune (PAC) post-2020, la principale fonte diretta di finanziamenti al settore primario in Europa. L’accordo, dopo due anni di negoziati, è stato siglato al termine del vertice svoltosi a Lussemburgo il 19 e 20 ottobre.

“Questo accordo è una pietra miliare per la politica agricola europea – ha sottolineato in una nota Julia Klöckner, ministra tedesca per l’Agricoltura che ha presieduto la riunione – Gli Stati membri hanno dimostrato la loro ambizione di standard ambientali più elevati nell’agricoltura e, allo stesso tempo, hanno sostenuto la flessibilità necessaria per garantire la competitività degli agricoltori. Questo accordo soddisfa l’aspirazione di una PAC più verde, più giusta e più semplice”.

“Siamo molto soddisfatti dei compromessi raggiunti in merito alle nostre produzioni bandiera – ha commentato Teresa Bellanova, ministra per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – Saremo finalmente in grado di attuare interventi di investimento e ristrutturazione nel settore dell’olio di oliva, a beneficio anche dei produttori danneggiati dalla xylella, così come di continuare a sostenere il settore vitivinicolo, ad esempio finanziando l’impianto di nuovi vigneti”.

L’orientamento generale adottato dal Consiglio europeo presenta novità importanti. Una percentuale minima del 30% delle spese del Secondo pilastro (Sviluppo Rurale) dovrà essere destinata a misure agro-ambientali ed almeno il 20% delle risorse del Primo pilastro (pagamenti diretti) dovranno essere allocate dagli Stati membri sui cosiddetti schemi ecologici, vale a dire misure come l’inerbimento dei frutteti, la riduzione dei fitofarmaci e fertilizzanti, i metodi di agricoltura biologica e ulteriori pratiche agricole benefiche per l’ambiente.

Particolare attenzione è dedicata ai giovani agricoltori, che potranno ad esempio beneficiare di un contributo fino a 100mila euro per avviare l’attività, e ai piccoli agricoltori, per i quali è prevista una maggiore semplificazione e l’esonero da eventuali tagli dei pagamenti diretti necessari per costituire una riserva anticrisi.

In una nota del Ministero delle Politiche Agricole, si legge che “l’intesa segna un’evoluzione storica dell’impianto tradizionale della politica agricola. Per la prima volta, infatti, i fondi della PAC saranno assegnati in base ai risultati raggiunti anziché al mero rispetto delle norme di conformità. L’accordo prevede che ogni Stato Membro presenti un Piano strategico nazionale per la definizione e attuazione di tutti gli interventi, a seguito di un’analisi dei fabbisogni. Le Regioni, attraverso le proprie Autorità di Gestione, potranno continuare ad attuare gli interventi inerenti allo sviluppo rurale”.

“Su richiesta italiana – sottolinea la nota ministeriale – si prevede la possibilità di destinare una piccola percentuale dei pagamenti agli agricoltori per costituire un fondo con funzioni assicurative nel caso di eventi avversi”.

Intanto l’Europarlamento, riunito in plenaria dal 19 ottobre, sta discutendo le proposte della Commissione sui tre regolamenti previsti dalla Riforma (Piani strategici della PAC, organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli, struttura di governance e finanziamento della spesa agricola). Per venerdì 23 ottobre è attesa l’adozione della proposta del Parlamento europeo che consentirà di avviare i negoziati a tre (trilogo) con Commissione e Consiglio.

La nuova PAC dovrebbe entrare in vigore nel 2023 dopo due anni di regolamentazione transitoria, dal momento che le disposizioni in vigore scadranno il 31 dicembre 2020.