Rapporto “Campania Mater”, sfide e opportunità per l’agroalimentare regionale
In occasione di Campania Mater – il grande evento promosso dall’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania e co-finanziato dal Csr 23-27, che si è svolto il 17 e 18 settembre scorsi presso il Palazzo Reale di Napoli – è stato presentato il rapporto “Campania Mater – Il modello Campania per il cibo che verrà”.
Il volume è stato curato dall’assessore regionale all’Agricoltura, Nicola Caputo, con il coordinamento scientifico di Teresa Del Giudice, ordinario di Economia e Politica agraria presso il Dipartimento di Agraria dell’Università “Federico II” di Napoli, e di Alex Giordano, professore di Economia e Gestione delle Imprese all’Università “Giustino Fortunato” e docente di Innovazione Sociale e Trasformazione Digitale all’Università “Federico II” di Napoli.
I due accademici hanno anche supervisionato una ricerca condotta dall’istituto di ricerca Nomisma, poi discussa e approfondita in 9 tavoli di lavoro con oltre 150 stakeholder coinvolti, tra cui dirigenti e funzionari regionali, docenti universitari, ricercatori, associazioni di categoria, ordini professionali, Gruppi di azione locale (Gal), imprenditori e agricoltori. Rural Hack, che ha editato il volume, ha curato il Content Lab per coordinare questo vasto lavoro di intelligenza collettiva.
Il volume, di circa 400 pagine e realizzato in italiano ed inglese, offre una fotografia aggiornata delle principali sfide e opportunità che interessano il settore agricolo e agroalimentare regionale.
I risultati sono stati sviluppati lungo nove direttrici tematiche, che hanno costituito la base scientifica per il lavoro dei rispettivi tavoli di confronto durante l’evento “Campania Mater”.
La ricerca, basata su dati ufficiali e indicatori consolidati, restituisce un quadro dettagliato in cui risorse naturali, trasformazioni sociali ed economiche, innovazione tecnologica e mercati globali si intrecciano, delineando il futuro dell’agricoltura campana.
A seguire le presentazioni e uno zoom sui 9 tavoli tematici (fonte: Rural Hack).
⏹️ PRESENTAZIONI
Nicola Caputo, assessore all’Agricoltura Regione Campania: “Le analisi pubblicate nelle circa 400 pagine del rapporto ‘Campania Mater’ restituiscono un quadro articolato dell’agricoltura e dell’agroalimentare campano. Ne emerge un sistema che affronta sfide strutturali complesse – legate al consumo di suolo, alla scarsità idrica, allo spopolamento delle aree interne e all’invecchiamento della base imprenditoriale – ma che al tempo stesso mostra punti di forza solidi, capaci di orientarne la traiettoria di sviluppo.
La crescita delle esportazioni, l’espansione delle produzioni biologiche e integrate, la diffusione di attività connesse nelle aziende agricole e la centralità delle filiere Dop e Igp testimoniano la capacità della Campania di valorizzare la propria identità e di competere sui mercati internazionali. Il ruolo delle comunità rurali, la vitalità del comparto ittico, la presenza significativa di imprese femminili e il contributo dei giovani delineano un tessuto dinamico che richiede politiche mirate per consolidarsi.
Le conclusioni della ricerca sottolineano come la resilienza del sistema agroalimentare campano dipenda dall’integrazione di più dimensioni: tutela delle risorse naturali, innovazione e formazione, sostegno all’imprenditoria giovanile e femminile, rafforzamento delle comunità rurali e riduzione degli sprechi.
Solo tenendo insieme questi fattori sarà possibile garantire competitività, sostenibilità e inclusione, facendo dell’agricoltura non solo un settore produttivo, ma anche un motore di coesione e di sviluppo territoriale. Abbiamo fatto un lavoro in questi anni cercando di andare incontro alle reali esigenze del territorio, ci è sembrato doveroso lasciare ai posteri le basi per poter fare ancora di più nella convinzione che la Campania possa rappresentare un modello di agricoltura del futuro.
Abbiamo chiamato questo modello ‘Campania Mater’ con un percorso che ha visto i dati emersi come la base per profonde riflessioni che ho tenuto personalmente con l’aiuto del team di ricercatori di Rural Hack e con tutti i circa 150 membri dei 9 tavoli tematici, i cui risultati sono stati presentati in occasione dell’evento ‘Campania Mater’, nella speranza che questo lavoro possa servire per la definizione di nuove politiche agricole e agroalimentari regionali, capaci di rafforzare l’identità del territorio e di proiettarlo in modo competitivo nei mercati globali”.
Teresa Del Giudice, coordinatore scientifico Rapporto “Campania Mater”: “La transizione che si chiede all’agricoltura non è solo ecologica e digitale ma anche sociale. L’innovazione, la governance, i ruoli di molti attori alcuni dei quali stakeholder storici mentre altri di recente introduzione, vanno necessariamente ripensati. A tale evoluzione non può sottrarsi l’intervento pubblico al quale vengono richiesti nuovi obiettivi e nuovi strumenti oltre che nuovi confini di azione. L’allargamento delle aree di influenza del comparto primario e l’intensificarsi delle connessioni di questo con gli altri settori richiedono politiche con orizzonti di intervento sempre più ampi. La dimensione politica del cibo, la sicurezza alimentare, la nutrizione e la salute, la dimensione sociale ed ambientale dell’agricoltura, le implicazioni del settore con la tutela delle risorse e dei territori fragili e marginali, richiedono approcci nuovi, integrati e sistemici dell’intervento pubblico”.
Alex Giordano, coordinatore scientifico Rapporto “Campania Mater”: “Per i mesi dedicati a questo progetto, ho sempre avuto in mente la simbologia del melograno, un simbolo che ho avuto spesso modo di osservare a Paestum, il mio luogo di elezione. Il melograno, associato al culto di Demetra, è da sempre considerato un emblema di prosperità e abbondanza. Questo frutto, che porta in sé la molteplicità dei suoi semi, mi ha sempre confermato l’importanza di lavorare sulla biodiversità, non solo naturale, ma anche umana e sociale. È nella pluralità, nel pluralismo delle voci e delle esperienze, che si cela il valore della biodiversità come motore della vita. Come il melograno si apre per mostrare la moltitudine di vite potenziali, così anche noi, attraverso la cooperazione e la diversità di pensiero, possiamo svelare le infinite possibilità che nascono dalla sinergia tra le nostre esperienze e visioni. In questa molteplicità risiede la vera prosperità, quella che ci permette di costruire un futuro rigenerato e sostenibile per tutti. La Regione Campania, rispondendo all’appello dell’Unione europea per ripensare il sistema agroalimentare in un contesto globale sempre più complesso e interconnesso, ha deciso di intraprendere un percorso ambizioso, che va oltre la semplice adesione alle politiche europee, ma che mira a restituire gli ingredienti per un modello regionale che affondi le sue radici nella biodiversità locale, nelle specificità territoriali e nelle esperienze vissute dalle comunità. Questo percorso, questa cassetta degli attrezzi, si concretizza nel processo ‘Campania Mater’, un lavoro collettivo che intende raccogliere, analizzare e reinterpretare quanto è stato fatto negli ultimi anni in relazione all’agricoltura e alla gestione delle risorse naturali, per proporre non solo un’analisi critica, ma anche una strada percorribile per il futuro”.
⏹️ SUOLO E ACQUA: RISORSE DA PROTEGGERE
Il tavolo di lavoro – cha ha visto il coordinamento scientifico di Raffaella Pergamo (primo ricercatore – Crea, Rete Rurale Nazionale, Masaf) e Fabio Terribile (professore ordinario di Pedologia, Università di Napoli “Federico II”), il contributo dei referenti regionali Flora Della Valle (dirigente del Settore ‘Politiche per la competitività dell’agroalimentare campano’), Giuseppe Castaldi e Amedeo D’Antonio nonché il contributo di Angelo Basile, Michele Buonomo, Caterina Capri, Fabrizio Cembalo, Generoso De Simone, Antonio Di Gennaro, Massimo Fagnano, Antonio P. Leone, Veronica Manganiello, Angelo Marciano, Michele Munafò, Giovanni Quaranta, Vincenzo Michele Sellitto – ha analizzato il tema cruciale del suolo e dell’acqua, risorse fondamentali per l’agricoltura campana e sempre più esposte a pressioni ambientali e antropiche. I dati mostrano come a livello nazionale il 47% dei suoli italiani sia in cattive condizioni di salute, compromesso da fenomeni quali erosione, perdita di carbonio organico, compattazione, salinizzazione e inquinamento da metalli pesanti.
In Campania la situazione riflette criticità specifiche: nel 2023 risultavano consumati 143mila ettari di superficie, pari all’11% del territorio regionale, con un’incidenza che pone la regione al terzo posto in Italia dopo Lombardia e Veneto. La sola provincia di Napoli concentra oltre un terzo del suolo consumato regionale (34,9%), seguita da Caserta e Salerno. Il consumo di suolo in Campania si accompagna a un’elevata densità abitativa, con 408 abitanti per km², più del doppio della media nazionale, e a un incremento costante negli ultimi vent’anni, che ha comportato trasformazioni irreversibili del territorio.
Un’altra criticità riguarda le zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola (ZVN): nel 2017 la Campania contava 316mila ettari classificati come tali, pari al 23% della superficie regionale. Di questi, il 72% è rappresentato da aree agricole, che coincidono con l’82% della popolazione bufalina regionale, mentre quasi la metà dei cittadini campani (48%) risiede in zone vulnerabili. La presenza di nitrati nei suoli e nelle acque costituisce un fattore di pressione significativo sulla sostenibilità delle produzioni e sulla salute ambientale. Il quadro idrico conferma ulteriori fragilità: negli ultimi decenni l’Italia ha registrato ripetuti episodi di deficit idrico record (2003, 2017, 2022), con valori superiori a 300, i più elevati dal 1951.

L’agricoltura del futuro deve fondarsi su un uso consapevole e rigenerativo delle risorse naturali fondamentali.
Il tavolo tematico si è concentrato sulle strategie per la tutela della fertilità del suolo e per la gestione sostenibile dell’acqua, puntando su tecnologie per l’irrigazione di precisione, sistemi di monitoraggio ambientale avanzato e pratiche agro ecologiche volte a contrastare l’erosione e il degrado.
Un’agenda che coniuga conoscenza scientifica, governance territoriale e innovazione per garantire la resilienza degli ecosistemi produttivi.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 39-53.
⏹️ AGRICOLTURA E CLIMA: STRATEGIA DI ADATTAMENTO
Il tavolo di lavoro – che ha visto il coordinamento scientifico di Fabian Capitanio (docente presso il Dipartimento di Medicina veterinaria e Produzioni animali, Università di Napoli “Federico II”) e Francesco Pennacchio (docente presso il Dipartimento di Agraria, Università di Napoli “Federico II”), il contributo dei referenti regionali Daniela Carella (dirigente), Giovanni Padovano, Eliana Paladino, Flavia Grazia Tropiano nonché il contributo di Daniele Caceffo, Pietro Caggiano, Francesco Castelluccio, Giuseppe Ceparano, Vincenzo Cerone, Donato De Marco, Stefania De Pascale, Giuseppe Iovane, Albino Maggio, Vincenzo Patella, Rossella Robusto – ha approfondito la relazione tra agricoltura e cambiamenti climatici.
In Italia la temperatura media annua del decennio 2014-2023 risulta superiore di circa 1,3°C rispetto al periodo 1974-1983, confermando un trend di riscaldamento che incide direttamente sulla produzione agricola. Parallelamente, gli eventi estremi hanno conosciuto una crescita esponenziale: tra il 2015 e il 2023 il numero medio annuo di fenomeni estremi in Europa è aumentato del 221%, mentre a livello globale la crescita è stata più contenuta.
Nel nostro Paese, episodi di siccità, alluvioni e grandinate hanno avuto effetti rilevanti sulla stabilità dei raccolti e sulla sostenibilità delle filiere. Particolarmente significativo è il quadro legato al deficit idrico, che ha toccato valori record in più occasioni: nel 2003, nel 2017 e nel 2022 i volumi mancanti rispetto al fabbisogno vegetativo hanno superato quota 300, i livelli più alti mai registrati dal 1951.
Nel 2023, l’indice annuo di deficit idrico si è attestato a 223,9, a fronte di una media storica di 326,3, confermando la tendenza a una scarsità crescente che penalizza soprattutto le colture in aree meno servite da sistemi irrigui efficienti. In questo scenario, l’adattamento al cambiamento climatico emerge come una priorità strategica: il settore agricolo campano è chiamato a rafforzare pratiche di gestione delle risorse idriche, diversificazione colturale e tecniche resilienti per fronteggiare un contesto in cui il rischio climatico è ormai strutturale, costituendo una minaccia per la competitività e la sostenibilità delle imprese agricole.

L’agricoltura è, dunque, tra i settori più esposti agli effetti del cambiamento climatico.
Il tavolo tematico propone un approfondimento sulle strategie di adattamento, a partire da pratiche di gestione del rischio, strumenti previsionali, approcci agroforestali e modelli resilienti.
L’obiettivo è costruire una risposta sistemica agli eventi estremi e contribuire a un’agricoltura più stabile, produttiva e climaticamente intelligente.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 55-66.
⏹️ ZERO SPRECHI: RIDUZIONE E VALORIZZAZIONE
Il tavolo di lavoro – che ha visto il coordinamento scientifico di Andrea Segrè (professore ordinario di Economia circolare, Università di Bologna), il contributo del referente regionale Giuseppe Rosario Mazzeo nonché il contributo di Enrico Amico, Valentina Carfora, Giorgio Casagranda, Paolo Conte, Guido Coppola, Emilio Ferrara, Matteo Morvillo, Simona Pelliccia, Raffaele Sacchi, Giovanna Sangiuolo, Amedeo Valestra e Fabio Verneau – ha affrontato il tema dello spreco alimentare e della valorizzazione delle risorse, un ambito che intreccia sostenibilità ambientale, competitività delle filiere e responsabilità sociale.
La ricerca evidenzia come lo spreco si manifesti lungo tutta la catena agroalimentare, con modalità differenti: il food loss, legato alle fasi di produzione e trasformazione, e il food waste, concentrato nella distribuzione e nei consumi finali. A livello globale, si stima che nel 2022 sia andato perduto o sprecato il 13% del cibo prodotto nella fase primaria e il 19% nelle fasi finali della catena alimentare. In Europa, l’Italia si colloca tra i Paesi con livelli di spreco più contenuti, ma resta comunque nella fascia alta della classifica con 139 kg pro capite all’anno, contro una media Ue di 129 kg. Nel dettaglio, il 53% dello spreco in Italia avviene a livello domestico, il 12% nella ristorazione e il 18% nella manifattura.
La fotografia campana mette in luce criticità specifiche: nel 2023 quasi la metà della frutta fresca prodotta in regione (46%) è rimasta in campo, insieme al 21% degli ortaggi coltivati in serra e al 17% di quelli in piena aria. Questa quota di produzione non raccolta rappresenta una perdita economica significativa per le imprese agricole e, al tempo stesso, un mancato valore per l’intera filiera. L’analisi pluriennale mostra, inoltre, che negli ultimi quattro anni la quota di frutta lasciata in campo è rimasta stabilmente elevata, con un picco del 45,9% già nel 2020. Sul fronte dello spreco domestico, i dati rivelano che ogni famiglia italiana getta in media 618 grammi di cibo a settimana, con una crescita del 16% rispetto al 2021.
I prodotti più soggetti a spreco sono la frutta fresca (24 grammi a settimana), il pane (21 grammi) e le verdure (20 grammi), seguiti dall’insalata e dalle cipolle. In Campania il peso della spesa alimentare è particolarmente rilevante: nel 2022 le famiglie destinavano in media 552 euro al mese per beni alimentari e bevande analcoliche, contro una media nazionale di 481 euro, con un’incidenza del 25% sulla spesa totale. Questi dati confermano come la riduzione dello spreco e la valorizzazione delle eccedenze debbano essere considerate priorità per il sistema agroalimentare regionale. Interventi mirati in ambito logistico, incentivi per la trasformazione delle produzioni non raccolte e programmi di sensibilizzazione dei consumatori possono generare benefici ambientali, economici e sociali, rafforzando la sostenibilità del modello campano.

Ridurre gli sprechi non è solo un imperativo etico, ma una strategia concreta per aumentare l’efficienza e la sostenibilità del sistema alimentare.
Il tavolo affronta soluzioni avanzate per il recupero degli scarti, la ridistribuzione delle eccedenze e l’applicazione dell’economia circolare lungotutta la filiera.
Un approccio che unisce tecnologia, solidarietà e impatto ambientale positivo.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 67-76.
⏹️ COMUNITÀ RURALI E TERRITORI RESILIENTI
Il tavolo di lavoro – che ha visto il coordinamento scientifico di Teresa Del Giudice (docente del Dipartimento di Agraria, Università di Napoli Federico II, il contributo dei referenti regionali Ferdinando Gandolfi (dirigente del Settore ‘Ambiente, sviluppo locale, sistema della conoscenza e difesa delle colture’), Katja Aversano e Marcello Murino nonché il contributo di Veronica Barbati, Angelo Barone, Valerio Calabrese, Davide Della Porta, Roberta Garibaldi, Gennaro Granata, Francesco Nardone, Teresa Panico, Gaetano Pascariello, Margherita Rizzuto, Eligio Troisi, e Italia Valentino – ha riguardato le comunità rurali e i territori resilienti.
Qui l’analisi ha messo in luce l’andamento demografico e le dinamiche economiche che interessano le aree interne e collinari della regione. L’analisi evidenzia un trend di progressivo spopolamento: tra il 2019 e il 2024 la regione ha perso in media il 4% della popolazione, con punte più marcate a Napoli (-5,8%) e a Benevento (-5,1%), mentre Salerno e Avellino hanno registrato cali attorno al 3%. Questo fenomeno si riflette direttamente sulla vitalità delle comunità rurali, sulla disponibilità di forza lavoro agricola e sulla tenuta dei servizi nei piccoli comuni. Sul piano economico, la Campania mostra un reddito medio per contribuente di 16.834 euro, sensibilmente inferiore rispetto alla media nazionale, che supera i 20.000 euro.
Tale divario si traduce in minori capacità di investimento e in una fragilità più accentuata delle famiglie nelle aree rurali. La dinamica della superficie agricola utilizzata (Sau) conferma le difficoltà strutturali: tra il 2010 e il 2020 si registra una contrazione del 10%, con riduzioni particolarmente evidenti in collina (-15,4%) e in pianura (-11,9%). La perdita di superfici coltivate, associata allo spopolamento, accentua il rischio di abbandono e degrado paesaggistico, ma al tempo stesso stimola la riflessione sulla necessità di politiche di valorizzazione delle aree interne. In questo contesto, la resilienza dei territori dipende dalla capacità di coniugare coesione sociale, sostenibilità ambientale e innovazione economica.
La ricerca mette in evidenza come il rafforzamento delle comunità rurali richieda un sostegno mirato alle imprese agricole, alle filiere corte e ai servizi di prossimità, così da contrastare l’emorragia demografica e garantire nuove opportunità di sviluppo locale.

Lo sviluppo delle aree interne rappresenta una sfida chiave per l’equilibrio territoriale.
Il tavolo si interroga su modelli di rigenerazione delle comunità rurali, ponendo al centro l’innovazione agricola, la digitalizzazione delle filiere e il rafforzamento delle reti produttive locali.
Si esplorano politiche attive per combattere lo spopolamento, rafforzare il capitale sociale e rendere i territori attrattivi, connessi e capaci di futuro.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 79-91.
⏹️ DOP ECONOMY E MADE IN CAMPANIA: IDENTITÀ, QUALITÀ E MERCATI GLOBALI
Il tavolo di lavoro – che ha visto il coordinamento scientifico di Chiara Giovoni (esperta in Marketing e Comunicazione), il contributo dei referenti regionali Claudio Ansanelli (dirigente del Settore ‘Gestione, controllo e semplificazione dei processi amministrativi in ambito agricolo. Valorizzazione’, Luciano D’Aponte (dirigente), Addolorata Ruocco (dirigente) ed Emiddio De Franciscis Di Casanova nonché il contributo di Ettore Bellelli, Salvatore Ciardiello, Gianluca Compare, Giuseppe Di Martino, Stefano Di Marzo, Carmine Fusco, Giovanni Giugliano, Gennaro Masiello, Angela Pisacane, Giovanni Rago, Maria Manuela Russo, Floriana Schiano Moriello e Salvatore Schiavone – ha preso in esame il tema della Dop economy e del made in Campania, restituendo un quadro che evidenzia la solidità e le prospettive del comparto agroalimentare regionale sui mercati internazionali.
Nel 2024 l’export agroalimentare della Campania ha raggiunto un valore di 5,7 miliardi di euro, con un incremento del 111% rispetto al 2014 e del 63,8% rispetto al 2019, posizionando la regione al quinto posto a livello nazionale per valore delle esportazioni. La crescita si è concentrata in modo particolare nei prodotti alimentari trasformati, che rappresentano l’87% del totale, mentre le esportazioni agricole incidono per il 12% e le bevande per l’1%. La struttura merceologica dell’export mette in risalto la forte specializzazione della Campania nell’ortofrutta trasformata, che da sola rappresenta il 37% del totale esportato, seguita dai prodotti da forno e farinacei (17%) e dai lattiero-caseari (10%).
Questa composizione evidenzia la capacità delle filiere regionali di esprimere eccellenze riconosciute a livello internazionale, fortemente ancorate alle produzioni a denominazione di origine. Sul piano geografico, la Campania mostra un orientamento equilibrato verso i mercati, con una quota del 45% diretta verso l’Ue e del 55% destinata a Paesi extraeuropei. Gli Stati Uniti si confermano primo mercato di sbocco con il 16% dell’export, seguiti da Regno Unito e Germania (12% ciascuno), Francia (7%).
Da sottolineare le performance particolarmente dinamiche su nuovi mercati (Austria, Spagna e Paesi Bassi), che testimoniano l’ampliamento della presenza campana in contesti europei strategici. Al tempo stesso, la bilancia commerciale agroalimentare registra un saldo positivo di 1,5 miliardi, grazie soprattutto all’alimentare trasformato, mentre il comparto agricolo presenta ancora un disavanzo.
Questi risultati dimostrano come la Campania abbia saputo costruire un modello competitivo fondato su identità territoriale, qualità certificata e riconoscibilità dei marchi Dop e Igp, capaci di sostenere l’export e rafforzare la reputazione del made in Campania a livello globale.

Il tavolo ha esplorato come i prodotti a denominazione d’origine e il patrimonio agroalimentare del made in Campania possano diventare motori di sviluppo territoriale e strumenti di posizionamento strategico sui mercati globali.
Il confronto si è concentrato sul valore culturale e immateriale delle produzioni tipiche, sull’efficacia del marketing narrativo nel rafforzare l’identità regionale, sull’importanza della tracciabilità digitale e sul ruolo delle certificazioni di qualità come garanzia per i consumatori.
Sono state affrontate le sfide dell’internazionalizzazione e delle barriere commerciali, con un’attenzione specifica ai modelli di branding territoriale e agli strumenti digitali che possono sostenere la competitività delle filiere campane.
L’obiettivo è stato quello delineare una visione integrata in cui l’identità diventa leva economica, rafforzando la Dop economy e promuovendo una nuova consapevolezza del valore delle produzioni locali, capaci di parlare al mondo senza perdere il legame con il territorio d’origine.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 93-107.
⏹️ ECONOMIA BLU
Il tavolo di lavoro – che ha visto il coordinamento scientifico di Giovanni Fulvio Russo (professore ordinario di Ecologia, Università di Napoli “Parthenope”), il contributo dei referenti regionali Maurizio Cinque (dirigente) e Teodolinda Toderico nonché il contributo di Aniello Anastasio, Teresa Di Nardo, Fabio Di Nocera, Carmine Farnetano, Maurizio Giordano, Fulvio Giugliano, Giuseppe Greco, Danilo Guida, Giuseppe Palma, Valentina Stinga e Yari Vecchio – ha posto l’attenzione sul legame tra mare e agroalimentare, sottolineando il ruolo dell’economia blu nella strategia di sviluppo regionale.
La Campania dispone di una flotta peschereccia composta da 1.021 battelli, che rappresentano l’8,6% del totale nazionale. Le imbarcazioni campane sono mediamente più leggere e meno potenti della media italiana: la stazza media si attesta a 8 tonnellate contro le 12 tonnellate nazionali, mentre la potenza installata è pari a 59,5 kW, ben al di sotto dei 78 kW registrati a livello Paese. Questo quadro descrive una flotta orientata soprattutto alla pesca costiera, con caratteristiche strutturali che ne definiscono le modalità di impiego.
Nel 2023 la produzione ittica regionale è stata pari a 5.001 tonnellate, per un valore complessivo di 37,3 milioni di euro, collocando la Campania al nono posto nazionale sia per quantità sia per valore delle catture.
Le principali tecniche utilizzate sono lo strascico e i rapidi (22,2% delle catture) e la circuizione (41,1%), che, insieme, costituiscono oltre la metà del pescato regionale e incidono in misura determinante sul valore della produzione. Questo comparto, pur con dimensioni più ridotte, rappresenta un tassello rilevante del sistema agroalimentare regionale, specie in chiave di diversificazione economica e valorizzazione della filiera ittica locale.

Il futuro dell’agroalimentare si gioca anche sulla costa.
Il tavolo ha esplorato il ruolo dell’economia blu attraverso la promozione di pratiche sostenibili per la pesca e l’acquacoltura, l’ottimizzazione delle risorse marine e la costruzione di filiere integrate mare-terra.
In un’ottica di circolarità e innovazione, si punta a valorizzare il potenziale marittimo come risorsa produttiva, ecologica e culturale.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 109-118.
⏹️ CIBO E SALUTE
Il tavolo di lavoro – che ha visto il coordinamento scientifico di Mauro Minelli (medico, specialista in Immunologia clinica e Allergologia – coordinatore Sud Italia, Fondazione per la Medicina personalizzata), il contributo dei referenti regionali Giovanni Silenzio (dirigente) e Gianni Ruggiero nonché il contributo di Giorgia Borriello, Margherita Ceparano, Angelo Corallo, Giovanni Feola, Massimiliano Gervasi, Antonio Limone, Dominga Maio, Annamaria Mastrantuono, Ludovico Montebianco Abenavoli, Marina Reale, Ilaria Vergallo e Marianna Visone – ha esaminato il legame tra cibo e salute, evidenziando come i consumi alimentari, le modalità produttive e gli stili di vita incidano direttamente sul benessere della popolazione.
L’analisi della spesa domestica mostra una dinamica differenziata: tra il 2014 e il 2023 la spesa per pane e cereali, frutta e ortaggi è cresciuta in valori correnti, ma se valutata a prezzi costanti rivela una contrazione, segnale di un calo dei volumi acquistati. In particolare, nel 2023 la spesa reale per frutta risulta inferiore del 23,3% rispetto al 2014 mentre quella per ortaggi segna un -4,9%.
Di contro, la spesa per oli e grassi ha registrato un aumento del 30,8% in termini reali sullo stesso arco temporale, confermando un cambiamento nelle abitudini di acquisto. Per i prodotti di origine animale il quadro è analogo: la spesa corrente per carne, pesce, latte e derivati è cresciuta nell’ultimo decennio, ma in valori costanti evidenzia contrazioni significative.
Tra il 2014 e il 2023 la spesa reale per la carne si è ridotta del 9,8%. Un segnale positivo arriva dall’agricoltura biologica, che in Campania ha conosciuto una forte espansione: la superficie bio è passata da 21mila ettari del 2014 a 103mila ettari nel 2023, pari al 20% della Sau regionale, in linea con la media nazionale.
Importante anche la diffusione della produzione integrata certificata (Sqnpi), che in Campania interessa oltre 100mila ettari, pari al 14% delle superfici nazionali, con una particolare concentrazione nelle colture arboree come vite, olivo e agrumi.
Sul versante della salute pubblica, l’Italia mantiene un’incidenza di obesità più bassa rispetto alla media europea: nel 2019 la quota di popolazione obesa era pari al 10,5%, contro il 16% dell’UE-27. Tuttavia, i dati regionali evidenziano situazioni critiche, soprattutto nel Mezzogiorno, dove si registra una maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità, con ripercussioni dirette sulla spesa sanitaria e sul benessere delle comunità.
Questi elementi delineano un quadro in cui le scelte alimentari e le modalità produttive si intrecciano strettamente con la salute dei cittadini. La ricerca mette in luce come la valorizzazione della Dieta mediterranea, la promozione di produzioni certificate e la diffusione di pratiche agricole sostenibili siano leve fondamentali per coniugare competitività del settore e miglioramento della qualità della vita.

In un’epoca segnata da nuove esigenze nutrizionali e sanitarie, il nesso tra alimentazione e benessere assume un ruolo centrale.
Il tavolo ha affrontata il tema dell’innovazione al servizio della salute, analizzando le tecnologie emergenti che migliorano la qualità nutrizionale, garantiscono la sicurezza alimentare e tracciano l’intera filiera.
Si guarda anche al ruolo dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie per personalizzare la dieta, prevenire le patologie e promuovere un nuovo paradigma alimentare, sostenibile e consapevole.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 121-132.
⏹️ INNOVAZIONE E CONOSCENZA PER L’AGRICOLTURA
Il tavolo di lavoro – che ha visto il coordinamento di Alex Giordano (professore associato di Economia e Management d’Impresa, Università Giustino Fortunato – docente di Marketing e Trasformazione Digitale presso il Dipartimento di Scienze Sociali, Università di Napoli “Federico II” di Napoli), il contributo dei referenti regionali Ferdinando Gandolfi (dirigente del Settore ‘Ambiente, sviluppo locale, sistema della conoscenza e difesa delle colture’) e Giuseppe Malferà nonché il contributo di Domenico Carputo, Giuseppe Cilento, Umberto Comentale, Enrica De Falco, Davide De Nicolò, Annalisa Gramigna, Angelo Marino, Concetta Menna, Michele Nunziata Rega, Rosa Pepe, Andrea Ricciardiello, Melania Carmela Santarcangelo, Antonio Santoro e Anna Vagnozzi – ha approfondito il tema dell’innovazione e della conoscenza per l’agricoltura
La fotografia Nomisma rivela che nel 2020 oltre il 60% dei conduttori agricoli campani aveva un titolo di studio non superiore alla licenza media mentre solo il 9% risultava laureato a fronte di un dato nazionale del 12%. Questo livello formativo incide direttamente sulla possibilità di introdurre innovazioni e recepire strumenti tecnologici avanzati. Un segnale incoraggiante arriva però dalla formazione continua: il 29% dei conduttori campani ha frequentato almeno un corso di aggiornamento, con una concentrazione a Napoli (31%), Benevento (26%), Caserta (25%), Avellino (23%) e Salerno (17%).
Il sistema scolastico e formativo mostra un radicamento significativo: in Campania operano 69 istituti agrari, pari all’8% del totale nazionale, con una crescita degli studenti iscritti del 55% rispetto al 2015. L’incidenza regionale degli studenti di indirizzo agrario è pari al 7,1% del totale italiano, collocando la Campania tra le prime cinque regioni per peso della formazione agraria.
Questi elementi mostrano come il futuro dell’agricoltura campana passi attraverso il rafforzamento del capitale umano, evidenziando come la competitività del sistema campano dipenda dalla capacità di formare nuove competenze, attrarre giovani imprenditori e diffondere pratiche moderne di gestione.
![]()

Trasferimento tecnologico, formazione e digitalizzazione sono i pilastri su cui costruire l’agricoltura del futuro.
Il tavolo ha approfondito il ruolo dei sistemi Akis (Agricultural Knowledge and Innovation Systems) per favorire la contaminazione tra sapere accademico, ricerca applicata e mondo produttivo.
Uno spazio dedicato a creare connessioni tra università, startup, enti locali e imprese agricole per innovare in modo diffuso e partecipato.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 133-144.
⏹️ GIOVANI IN AGRICOLTURA: SFIDE E OPPORTUNITÀ
Il tavolo di lavoro – che ha visto il coordinamento di Roberto Mazzei (capo servizio Innovazione e Akis di Coldiretti), il contributo dei referenti regionali Giuseppe Gorga (dirigente), Carlo Coduti e Alfredo Lassandro nonché il contributo di Liana Agostinelli, Virgilio Buscemi, Giovanni De Sio, Francesca Luisa Fedele, Salvatore Loffreda, Concetta Nazzaro, Raffaele Pezone, Giuseppe Russo e Bruno Striano – ha analizzato le sfide e le opportunità per i giovani in agricoltura, restituendo un quadro che evidenzia, al tempo stesso, fragilità e potenzialità del sistema campano.
Nel 2020 il 9,3% delle aziende agricole campane era guidato da un capo azienda under 40, un dato leggermente inferiore alla media nazionale del 10,9%. La distribuzione per classi di età mostra un forte invecchiamento del comparto: oltre il 37% delle aziende è condotto da persone tra i 60 e i 74 anni mentre solo il 3% è affidato a imprenditori con meno di 29 anni.
Sul piano del genere, la Campania esprime un dato significativo: le aziende agricole a conduzione femminile rappresentano il 38,8%, tra le quote più alte in Italia. In valori assoluti, oltre 30.700 imprese campane sono guidate da donne, un dato che evidenzia la centralità della componente femminile nelle strategie di sviluppo rurale.
Il numero delle aziende giovanili ha tuttavia registrato una flessione importante: tra il 2019 e il 2024 la Campania ha perso il 24% delle imprese condotte da under 35, un calo più marcato rispetto al -10,8% nazionale. Nonostante ciò, la regione continua a rappresentare circa il 10% delle imprese giovanili italiane, confermando un ruolo non marginale nello scenario complessivo. La struttura territoriale aggiunge ulteriori elementi di analisi: in Campania il 50% delle aziende agricole si colloca in collina, il 33% in pianura e il 17% in montagna. Le dimensioni medie risultano inferiori alla media nazionale in tutte le fasce altimetriche, con 9,6 ettari in pianura contro i 13,5 nazionali, e appena 4,7 ettari in montagna rispetto ai 6 della media Italia.
Questi dati testimoniano una frammentazione strutturale che incide sulla redditività delle aziende e sulla capacità di innovare.
Un aspetto positivo riguarda la presenza di attività connesse: il 33,6% delle aziende campane ha diversificato i propri redditi attraverso agriturismo, trasformazione, contoterzismo o produzione di energia. In particolare, il 21,4% svolge attività di trasformazione, l’11,4% offre servizi di agriturismo o fattorie didattiche e il 16,9% opera nella prima lavorazione. Questa propensione alla multifunzionalità dimostra la volontà delle imprese più giovani e dinamiche di ampliare le fonti di reddito e radicarsi nei territori. La ricerca evidenzia come sia cruciale favorire l’ingresso di nuove generazioni, sostenere l’imprenditoria femminile e rafforzare i percorsi di innovazione e formazione, così da trasformare le criticità in leve di rilancio per l’agricoltura campana.
Il ricambio generazionale è una condizione imprescindibile per la vitalità del settore agricolo.
Il tavolo ha affrontato le politiche e gli strumenti per rendere l’agricoltura attrattiva per le nuove generazioni: accesso alla terra, formazione, imprenditorialità, innovazione tecnologica.
Una sfida che guarda al futuro con la consapevolezza che la sostenibilità passa anche dalla capacità di coinvolgere i giovani nella costruzione del domani rurale.
Per approfondimenti clicca QUI e vai alle pagg. 145-156.