Corruzione negli appalti, il report Anac: lavori ed enti territoriali i settori più esposti
Lavori pubblici ed enti territoriali si confermano tra le principali aree di rischio per i fenomeni corruttivi nel settore degli appalti. È quanto emerge dal nuovo Rapporto dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) che analizza i procedimenti penali comunicati all’Autorità tra il 1° gennaio 2020 e il 15 maggio 2026, proseguendo l’analisi avviata con il precedente report relativo al periodo 2016-2019.
Lo studio evidenzia le caratteristiche del fenomeno corruttivo sulla base dei provvedimenti trasmessi dall’autorità giudiziaria e conferma il ruolo degli strumenti di prevenzione, dell’alta sorveglianza e delle misure straordinarie previste dal decreto-legge n. 90/2014 per tutelare la legalità e assicurare la continuità delle opere pubbliche.
Sono 378 i reati individuati. Nella maggior parte dei casi si tratta ancora di contestazioni, prevalentemente di provvedimenti di rinvio a giudizio o di misure cautelari, per i quali vale il principio della presunzione di innocenza. Tra le fattispecie contestate prevalgono la turbata libertà degli incanti e la turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, che rappresentano il 28,3% dei casi, seguite dalla corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio (22,2%) e dalla corruzione dal lato del privato (21,2%). Seguono la truffa e la truffa aggravata, tipiche della fase esecutiva, con l’8,5% dei casi.
Marginale risulta invece il ricorso alla concussione, che insieme ai casi di traffico di influenze illecite rappresenta meno del 2%. Il dato, secondo il report, conferma la prevalenza di fenomeni corruttivi basati su accordi tra le parti rispetto alla costrizione esercitata dal soggetto pubblico.
Le vicende analizzate coinvolgono 994 persone fisiche, di cui 583 appartenenti alle imprese e 411 alle stazioni appaltanti. Nel settore privato prevalgono le figure apicali, mentre nelle pubbliche amministrazioni risultano maggiormente coinvolti dipendenti e figure tecniche e operative impegnate nella gestione delle procedure di affidamento.
I procedimenti hanno interessato 212 stazioni appaltanti e oltre 530 contratti pubblici, per un valore complessivo superiore a 2,9 miliardi di euro dal 2024. Oltre il 45% dei casi riguarda i Comuni, seguiti dagli enti del Servizio sanitario, con quasi il 21%, e dalle società pubbliche controllate o partecipate, con oltre il 14%. Considerando insieme Comuni, Regioni, Province e le altre tipologie di enti territoriali, la quota raggiunge quasi il 53% del totale, con 112 casi.
Anche la distribuzione geografica evidenzia una concentrazione del fenomeno: la Sicilia rappresenta quasi il 24% dei procedimenti, seguita dalla Campania con oltre il 18%, dalla Lombardia con oltre il 10%, dal Lazio con oltre il 9% e dalla Puglia con circa l’8%. I lavori pubblici rappresentano oltre il 40% delle vicende esaminate e costituiscono il settore maggiormente interessato, seguiti dai servizi (32%) e dalle forniture (9,5%). Tra gli ambiti maggiormente coinvolti figurano la manutenzione stradale, la gestione del verde pubblico, i rifiuti, i servizi di pulizia, la gestione dei centri di accoglienza, i servizi sociali e le forniture in ambito sanitario.
Articolo pubblicato nella Newsletter Appalti n. 2 – settembre 2026