Psr Campania: l’impatto delle misure strutturali nel ciclo di programmazione 14-22
L’attuazione delle misure strutturali del Psr Campania 14-22 ha prodotto risultati complessivamente positivi, con livelli di conseguimento degli obiettivi spesso superiori alle previsioni e una significativa capacità di attivazione delle risorse disponibili.
Lo rivela il Rapporto annuale di Valutazione 2026 del Psr, redatto da Lattanzio Kibs, soggetto incaricato del Servizio di Valutazione indipendente del Programma. Il documento analizza l’utilizzo delle risorse e lo stato di attuazione degli interventi, oltre a verificare efficacia ed efficienza del Psr alla data del 31 dicembre 2025.
Nel periodo di programmazione conclusosi il 31 dicembre 2025, le misure non connesse alla superficie e/o agli animali hanno registrato una spesa di 1.068.938.020 euro, pari al 99% della spesa programmata, e prodotto ricadute positive sulla competitività e sostenibilità delle imprese, sul ricambio generazionale e sul presidio e la vitalità delle aree rurali.
Passiamo ora in rassegna le principali tipologie di intervento a sostegno degli investimenti.
Ristrutturazione e ammodernamento delle aziende agricole
La tipologia di intervento 4.1.1 ha sostenuto la ristrutturazione e l’ammodernamento delle aziende agricole campane, contribuendo a rimuovere gli elementi di debolezza strutturale e valorizzare le opportunità e i punti di forza già presenti nel sistema agricolo regionale.
Attraverso le azioni A) ‘Sostegno agli agricoltori per il miglioramento/realizzazione delle strutture produttive aziendali finalizzate all’ammodernamento/completamento della dotazione tecnologica e al risparmio energetico’ e B) ‘Sostegno a investimenti nelle aziende zootecniche bufaline’ (introdotta nel periodo transitorio), sono stati finanziati 1.239 per una spesa pubblica complessiva pari a 249,5 milioni di euro.
Il 51% delle aziende beneficiarie è localizzato in aree montane o soggette a vincoli naturali o specifici; prevalgono le imprese individuali (84%) e quelle condotte da titolari uomini (54%). Significativa anche la presenza di giovani titolari under 40 (38%), prevalentemente localizzati nelle aree soggette a vincoli.
Con riferimento alla distribuzione per Orientamento tecnico-economico (Ote), le aziende si concentrano principalmente nei seminativi e altre colture (20%), nella policoltura (20%) e nella frutticoltura e agrumicoltura (15%). A livello territoriale, prevalgono le aree rurali D, vale a dire quelle con problemi di sviluppo (47%), e C, le cosiddette ‘aree rurali intermedie’ (29%), caratterizzate soprattutto dalla presenza di aziende a seminativi e altre colture, mentre nelle aree B (‘aree rurali ad agricoltura intensiva’) si concentra una quota significativa delle aziende ortofloricole.
Dalle indagini svolte dal Valutatore indipendente emerge che gli investimenti realizzati dalle aziende campionate beneficiarie della tipologia 4.1.1 hanno favorito principalmente l’introduzione o il rafforzamento della trasformazione dei prodotti agricoli e della vendita diretta (66%), il miglioramento dei risultati economici e della dimensione aziendale (61%) e la ristrutturazione di piantagioni, allevamenti, strutture e mezzi aziendali (66%). Particolarmente significativo il contributo all’introduzione di attrezzature innovative per il miglioramento delle prestazioni ambientali (72%).
Agroindustria: competitività e innovazione
La ridotta dimensione degli impianti di trasformazione e la scarsa propensione all’innovazione rappresentano una debolezza strutturale diffusa nel sistema agroalimentare campano. Per contrastare tale criticità, la tipologia di intervento 4.2.1 si è prefissa di migliorare la performance complessiva e la sostenibilità delle aziende agroindustriali, promuovendo innovazioni di processo e prodotto, con particolare attenzione a soluzioni a basso impatto ambientale e a una maggiore integrazione tra il settore agricolo e quello agroindustriale.
Al 31 dicembre 2025 sono stati erogati complessivamente 93,8 milioni di euro a favore di 156 beneficiari. Gli investimenti medi più elevati sono stati realizzati dalle aziende specializzate in altre colture di seminativi, con circa 795mila euro per azienda e un investimento complessivo di 31,8 milioni di euro. Seguono le aziende caratterizzate da diverse combinazioni di colture permanenti, con un investimento medio di circa 616mila euro, e le aziende ortofloricole all’aperto, con circa 615mila euro.
Escludendo il 5% dei beneficiari con sede legale al di fuori del territorio regionale, i progetti di innovazione di processo risultano concentrati prevalentemente nella provincia di Salerno (35%), seguita da Caserta (18%), Avellino (16%), Napoli (13%) e Benevento (13%).
La quota preponderante delle risorse, pari al 60%, è stata destinata all’acquisto di nuovi impianti, macchinari e attrezzature mentre il 33,9% ha riguardato interventi di costruzione, ampliamento e miglioramento di beni immobili destinati alla lavorazione e trasformazione dei prodotti agricoli.
L’indagine diretta condotta dal Valutatore Indipendente restituisce una valutazione positiva degli investimenti realizzati: per l’88% dei rispondenti, gli investimenti hanno contribuito a migliorare la competitività e a rafforzare la presenza sui mercati. Più contenuti risultano, invece, gli effetti sul piano ambientale e climatico, così come quelli relativi al rafforzamento del legame con il territorio.
Nel corso del periodo transitorio del Programma è stata inoltre introdotta la tipologia di intervento 4.2.2 ‘Trasformazione, commercializzazione e sviluppo dei prodotti agricoli per micro iniziative agroindustriali’, che ha finanziato 54 beneficiari per un importo complessivo di 9 milioni di euro.
Giovani agricoltori: primo insediamento e sviluppo delle aziende
La strategia del Psr finalizzata all’avviamento d’impresa dei giovani agricoltori e allo sviluppo delle aziende agricole da essi condotte è stata attuata attraverso le tipologie di intervento 6.1.1 “Premio per giovani agricoltori che per la prima volta si insediano come capo azienda agricola” e 4.1.2, “Investimenti per il ricambio generazionale nelle aziende agricole e l’inserimento di giovani agricoltori qualificati”. Queste tipologie sono state attivate sia singolarmente sia congiuntamente nell’ambito del Progetto Integrato Giovani (Pig), che ha consentito ai beneficiari di accedere a entrambe le tipologie di intervento.
La tipologia 6.1.1 ha superato il target relativo al numero di beneficiari, con 2.265 giovani insediati e 101,6 milioni di euro di premi erogati, mentre la tipologia 4.1.2 ha registrato un volume di investimenti (158,9 milioni di euro) superiore alle previsioni, a fronte di 1.250 beneficiari.
La maggior parte dei primi insediamenti è stata realizzata da giovani agricoltori di sesso maschile (55%) mentre la componente femminile ha rappresentato il 37% dei progetti. L’età media dei giovani agricoltori è di circa 35 anni e il 16% dei beneficiari ha un’età compresa tra i 24 e i 30 anni.
L’86% delle aziende agricole condotte da giovani agricoltori è localizzata in zone svantaggiate (di cui il 70% in zone montane) contribuendo così al presidio del territorio, in particolare nelle aree interne, e al contrasto della contrazione dell’attività agricola e, conseguentemente, della popolazione. Le aziende operano prevalentemente nelle aree rurali intermedie e nelle aree rurali con problemi complessivi di sviluppo, con il 34% dei beneficiari nelle aree C e il 55% nelle aree D.
Circa il 66% delle aziende agricole è classificato come “azienda biologica”, con una presenza prevalente nelle aree D e C.
Diversificazione delle aziende agricole
La tipologia di intervento 6.4.1 ha promosso la diversificazione delle imprese agricole attraverso lo sviluppo di attività agrituristiche e di iniziative nell’ambito dell’agricoltura sociale e dell’educazione alimentare e ambientale.
Sono stati finanziati 430 progetti, per una spesa pubblica complessiva di 63 milioni di euro. L’orientamento tecnico-economico delle aziende beneficiarie risulta coerente con il profilo produttivo tradizionale del territorio campano: prevalgono, infatti, le aziende miste con policoltura (29%), seguite da quelle specializzate in seminativi e altre colture (18%).
Il sostegno ha privilegiato le imprese condotte da imprenditori con un’adeguata formazione in materia di innovazione e gestione manageriale, nonché i progetti orientati al miglioramento dell’efficienza energetica delle strutture, al risparmio idrico e alla creazione di reti e convenzioni con soggetti erogatori di servizi, quali trasporto, guide e prenotazioni. Particolare attenzione è stata inoltre riservata alla capacità dei progetti di generare nuova occupazione, misurata in termini di incremento delle ore di lavoro.
Le indagini dirette del Valutatore indipendente evidenziano che il 70% delle aziende beneficiarie della tipologia 6.4.1 presenta una dimensione economica inferiore a 25 mila euro. I risultati confermano inoltre il ruolo delle attività di diversificazione nell’integrazione del reddito agricolo e nella salvaguardia dell’occupazione.
Rivitalizzazione delle aree rurali a rischio di spopolamento
Per un’azione sistemica di rivitalizzazione delle aree rurali maggiormente esposte al rischio di marginalizzazione, la Regione Campania ha attivato il Progetto collettivo di sviluppo rurale, nell’ambito del quale pubblico e privato hanno operato in modo integrato attraverso due tipologie di intervento del Psr: la 6.4.2 ‘Creazione e sviluppo di attività extra-agricole nelle aree rurali’, e la 7.6.1, limitatamente all’azione B, ‘Riqualificazione del patrimonio rurale architettonico dei borghi rurali’ – intervento B-1 ‘Recupero dei borghi rurali’.
Sono stati perseguiti due obiettivi strettamente interconnessi:
– favorire la creazione di nuovi poli di attrazione turistica, attraverso il finanziamento di interventi di riqualificazione del patrimonio storico-architettonico dei borghi rurali, realizzati dalle amministrazioni comunali con popolazione residente non superiore a 5 mila abitanti (nell’ambito della tipologia 7.6.1, intervento B-1);
– stimolare la creazione di nuove opportunità di reddito e occupazione, sostenendo l’avvio e/o lo sviluppo di attività extra-agricole nei settori turistico, commerciale, artigianale e dei servizi, con sede nei borghi rurali interessati dagli interventi di riqualificazione e promosse da soggetti privati (nell’ambito della tipologia 6.4.2).
Sono stati ammessi a finanziamento 80 progetti collettivi, con altrettante amministrazioni comunali in qualità di capofila, concentrati prevalentemente nelle aree D.
Nell’ambito del Progetto collettivo, la tipologia di intervento 6.4.2 ha coinvolto 252 beneficiari privati, per una spesa realizzata pari a 10 milioni di euro. Tra i beneficiari si rileva una prevalenza femminile e una forte concentrazione nelle aree rurali marginali, con l’81% localizzato nelle aree C e D.
Nel suo complesso, la tipologia 7.6.1 ha finanziato 144 interventi, di cui 80 nell’ambito del Progetto collettivo, per una spesa realizzata di 40,6 milioni di euro.
Le operazioni relative alle infrastrutture e ai servizi di base nelle aree rurali hanno registrato una significativa performance, con una spesa realizzata di 40,9 milioni di euro. Nel dettaglio, sono stati finanziati 103 progetti, di cui 88 conclusi, nell’ambito della tipologia di intervento 7.4.1 ‘Investimenti per l’introduzione, il miglioramento, l’espansione di servizi di base per la popolazione rurale’, e 73 progetti a valere sulla tipologia 7.5.1 ‘Sostegno a investimenti di fruizione pubblica in infrastrutture ricreative e turistiche su piccola scala’.
Infine, i 300 beneficiari della tipologia di intervento 6.2.1 ‘Avviamento d’impresa per attività extra-agricole’ hanno ricevuto un contributo pubblico complessivo di 11,7 milioni di euro, volto a mantenere attivo il tessuto sociale nelle aree maggiormente esposte al rischio di abbandono.
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