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Donne e agricoltura, assessora Serluca: “Ascolto e partecipazione per rafforzare l’imprenditoria femminile”

“La straordinaria partecipazione, le voci delle nostre imprenditrici e, soprattutto, l’energia e la qualità del lavoro sviluppato nei sei tavoli tematici hanno reso l’incontro di Eboli un momento di confronto autentico, vivo e concreto. Quanto condiviso non si esaurisce con l’evento: le istanze, le idee e le proposte emerse dal confronto orienteranno le nostre future scelte di programmazione, a partire dal Csr Campania, per costruire un’agricoltura sempre più equa, innovativa e vicina alle reali esigenze dei territori. Continueremo a lavorare fianco a fianco con gli attori del mondo agricolo per rafforzare e dare nuove prospettive all’imprenditoria femminile nel nostro settore primario”.

Questo il commento dell’assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, a margine dell’evento “Donne e Agricoltura in Campania – Impresa, innovazione e futuro dei territori”, che si è svolto lo scorso 15 ottobre a Eboli, presso l’Azienda agricola sperimentale regionale Improsta.

L’iniziativa, promossa dall’Assessorato all’Agricoltura in collaborazione con Agrocepi Campania, Cia Campania, Coldiretti Campania, Confagricoltura Campania e Copagri Campania, ha avuto luogo in occasione della Giornata internazionale delle donne rurali e nell’ambito dell’Anno internazionale della donna agricoltrice (International Year of the Woman Farmer – IYWF), proclamato dalle Nazioni Unite per il 2026 per valorizzare il contributo delle donne all’agricoltura e ai sistemi agroalimentari.

L’appuntamento ha riunito rappresentanti delle istituzioni, organismi internazionali, organizzazioni agricole e professionali, mondo della ricerca e imprese, inserendosi nel percorso di ascolto avviato su impulso dell’assessora Serluca per raccogliere proposte e definire le priorità della programmazione agricola regionale 2028-2034, sostenuta dai fondi dell’Unione europea.

Sono intervenuti il presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, le assessore regionali Claudia Pecoraro (Pari opportunità), Angelica Saggese (Lavoro e Formazione) e Fiorella Zabatta (Pesca e all’Acquacoltura), quest’ultima da remoto, e il presidente del Craa – Azienda agricola sperimentale regionale Improsta, Luca Sgroia.

Sono inoltre intervenute, da remoto, Clara Park, Gender Team Leader della Fao per l’Anno internazionale della donna agricoltrice 2026, e Catia Zumpano, dirigente di ricerca del Crea – Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia, mentre in presenza Paramie Vidarshana, Research & Analysis Leader per l’Italy Chapter del World Food Forum e Senior Researcher presso Rural Hack.

I lavori sono stati moderati da Vivien Buonocore, responsabile comunicazione della Direzione generale per le Politiche agricole, alimentari e forestali della Regione Campania. A rappresentare la Direzione, la dirigente del Settore ‘Politiche per la competitività dell’agroalimentare campano’, Flora Della Valle.

 

I dati


La Campania è la seconda regione italiana per numero di aziende agricole guidate da donne: oltre 30 mila, quasi il 39% del totale, contro una media nazionale del 31%. Un dato che conferma il peso dell’imprenditoria femminile nel settore primario, ma che si confronta con una serie di rilevanti criticità.

In Campania, le aziende agricole femminili hanno una superficie media inferiore a quelle maschili e sono generalmente meno capitalizzate, con maggiori difficoltà nell’accesso al credito e nella realizzazione di investimenti. A questo si aggiunge l’invecchiamento del settore: in Campania, oltre la metà dei conduttori agricoli ha più di 60 anni. Il divario generazionale emerge anche dai dati del Csr 23-27: le donne rappresentano quasi il 40% dei richiedenti con più di 55 anni, ma poco più di un quarto degli under 40, a conferma di una presenza femminile ancora limitata tra le nuove generazioni di imprenditori agricoli.

Le differenze emergono anche nell’accesso alle risorse del Csr: a fronte di una domanda su tre presentata da donne, il valore medio dei progetti ammessi è di circa 140mila euro contro gli oltre 200 mila di quelli maschili. Alle imprese femminili va complessivamente meno di un quarto dei finanziamenti e quasi la metà dei progetti non supera i 50mila euro. Il divario riflette anche la diversa partecipazione agli interventi: le donne sono più presenti negli interventi per l’avvio d’impresa, l’insediamento dei giovani e la diversificazione, comprese le fattorie didattiche, e meno negli investimenti per trasformazione e commercializzazione, nei progetti di filiera e nelle iniziative di consulenza e formazione.

Le domande femminili sui bandi del Csr si concentrano soprattutto nelle province di Benevento e Avellino e nelle aree montane, dove le imprese agricole guidate da donne contribuiscono a contrastare lo spopolamento e a mantenere vitali le comunità locali. A ostacolare l’avvio e la crescita delle imprese femminili sono, tuttavia, il peso del lavoro di cura, che grava ancora prevalentemente sulle donne, e la carenza di servizi, a partire dagli asili nido: in Campania si contano circa 15 posti nei servizi per la prima infanzia ogni 100 bambini sotto i tre anni, la metà della media nazionale e un livello distante dall’obiettivo europeo del 45%

Resta limitata anche la presenza femminile nei ruoli decisionali: nei Gruppi di azione locale (Gal) campani le donne sono soprattutto impegnate nella segreteria e nell’animazione territoriale, mentre tra i legali rappresentanti si conta una sola donna su quindici.

Sul fronte dell’innovazione, in Campania solo il 13% delle aziende agricole ha introdotto innovazioni contro il 22% della media nazionale, e meno di una su dieci è informatizzata. Le imprese femminili risultano inoltre meno digitalizzate, anche per le dimensioni più contenute, mentre nelle aree rurali la fibra raggiunge una famiglia su quattro e, nel Beneventano, meno di una su cinque.

 

I tavoli tematici


Rafforzare l’imprenditoria femminile in agricoltura in Campania significa abbattere le barriere nell’accesso ai finanziamenti e alla terra, favorire il ricambio generazionale, potenziare i servizi nelle aree rurali e garantire alle donne un ruolo più attivo nei processi decisionali. Fondamentali sono anche maggiori opportunità formative, lo sviluppo delle competenze digitali e il sostegno all’innovazione, leve strategiche per rendere le imprese femminili più competitive, sostenibili e capaci di generare sviluppo.

Sono queste le principali indicazioni emerse dai sei tavoli tematici che hanno animato la giornata di Eboli, offrendo un’importante occasione di confronto sulle criticità ancora da superare e sulle azioni da intraprendere per sostenere le imprenditrici agricole e valorizzare il contributo delle donne allo sviluppo del sistema agricolo e delle aree rurali della Campania.

“Gli esiti dei tavoli tematici rappresentano un patrimonio prezioso di idee e proposte che intendiamo tradurre, nell’ambito della nuova programmazione agricola regionale, in interventi concreti per rimuovere gli ostacoli che ancora limitano la piena partecipazione delle donne al settore primario”, ha affermato l’assessora Serluca.

“Stereotipi di genere e ricambio generazionale nel contesto campano” è stato il tema del primo tavolo di lavoro, coordinato da Tiziana De Martino, funzionaria regionale responsabile della Valutazione del Csr 23-27, che ha esaminato come le dinamiche familiari e culturali possano condizionare i passaggi di proprietà delle aziende agricole, penalizzando le aspiranti imprenditrici e ostacolando il ricambio generazionale. Contrastare questi meccanismi è quindi essenziale per promuovere un’agricoltura più inclusiva e sostenibile.

Il secondo tavolo, “Accesso ai fondi e ai luoghi del Csr Campania: criticità e opportunità”, coordinato da Patrizia Spigno, presidente di Slow Food Campania, ha approfondito le principali barriere che ostacolano l’accesso delle donne alle risorse e alle opportunità offerte dal Csr. Dal confronto è emersa la necessità di rendere gli strumenti di sostegno più accessibili, efficaci e rispondenti alle esigenze delle imprenditrici agricole, anche in vista della programmazione europea post 2027.

“Applicazione della tecnologia in agricoltura, utilizzo dell’IA e misure per favorire l’accesso delle donne alla trasformazione tecnologica e digitale” è stato il tema del terzo tavolo di lavoro, coordinato da Flavio Molisso del World Food Forum, che ha analizzato le opportunità offerte dall’innovazione e dall’intelligenza artificiale in agricoltura, sottolineando l’importanza di favorire l’accesso delle donne alle nuove tecnologie per rendere le imprese del settore primario più moderne, efficienti e sostenibili.

Il quarto tavolo,“Il sistema della conoscenza (Akis) e la formazione per l’empowerment”, coordinato da Rossella Robusto, presidente dell’Ordine dei Dottori agronomi e dei Dottori forestali della Provincia di Salerno, ha evidenziato l’importanza di rafforzare la partecipazione delle donne al sistema Akis attraverso percorsi formativi flessibili, servizi di consulenza e reti di collaborazione tra imprenditrici, istituzioni e centri di ricerca, per ridurre il divario digitale che colpisce le donne nelle aree rurali più isolate, favorendo anche la conciliazione tra vita e lavoro.

“Welfare rurale e servizi nelle aree interne” è stato il tema del quinto tavolo, coordinato da Emilia Cangiano, presidente dell’Ordine dei Dottori agronomi e dei Dottori forestali della Provincia di Caserta, che ha approfondito le strategie per rafforzare il welfare e i servizi essenziali nelle aree interne, valorizzando il ruolo delle imprese agricole e delle comunità rurali a conduzione femminile nel contrasto allo spopolamento e nella promozione della coesione sociale. Il confronto si è concentrato sul superamento delle carenze nei servizi di supporto (asili, trasporti, assistenza agli anziani) e sul potenziamento delle fattorie sociali e dei progetti di agricoltura inclusiva.

Infine, il sesto tavolo, “Il ruolo dei GAL (Gruppi di azione locale) per fare rete contro l’isolamento”, coordinato da Elisabetta Citro, presidente del Gal I Sentieri del Buon Vivere, ha acceso i riflettori sul ruolo dei Gal nel favorire la cooperazione tra gli attori locali, valorizzare il contributo delle donne e sostenere lo sviluppo integrato delle aree rurali. Il tavolo ha evidenziato la funzione strategica dei Gal nel promuovere sinergie territoriali, contrastare l’isolamento geografico e sociale e favorire nuove opportunità di partecipazione e crescita locale.

 

Le testimonianze


Protagoniste dell’evento di Eboli sono state le imprenditrici campane, che attraverso le loro testimonianze hanno raccontato esperienze di intraprendenza, resilienza e innovazione, evidenziando il contributo delle donne alla crescita del sistema agricolo regionale, anche grazie ai finanziamenti del Psr Campania 14-22 e del Csr 23-27. Le loro storie hanno attraversato diversi comparti produttivi, dal vitivinicolo al florovivaistico, dal cerealicolo all’agriturismo, fino alla pesca, restituendo un quadro della varietà e del valore dell’imprenditoria femminile sul territorio.

Maria Sica, responsabile Settore Donna di Agrocepi Campania, ha introdotto le esperienze di Rosanna Murino (azienda agricola MM Alloeh) e Teresa Sorgente (azienda agricola Sorgente). MM Alloeh è situata nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni: attualmente in conversione biologica, è specializzata nella coltivazione, lavorazione e trasformazione di piante aromatiche e medicinali. L’azienda Sorgente nasce nel 2009 come produttrice di Nocciole di Giffoni Igp in guscio ed è sul mercato con una gamma di prodotti a base di nocciole ottenute in filiera corta.​

Per Donne in Campo di Cia Campania, la presidente Jessica Malerba ha dato spazio alle testimonianze di Anna Cervino (azienda agricola Anna Cervino) e Patrizia Iannella (azienda Torre a Oriente). L’azienda Cervino, situata nel Casertano, è attiva nell’allevamento di bovini da carne, nella coltivazione e produzione di cereali e nella produzione di olio extravergine di oliva. Torre a Oriente si trova nel Parco regionale del Taburno-Camposauro ed offre i migliori vini campani, tra cui la Falanghina del Sannio e l’Aglianico del Taburno.

La presidente di Coldiretti Donne Impresa Campania, Marina Reale, ha presentato i percorsi imprenditoriali di Angelica De Ieso (azienda agricola Resilia) e Rossana Forno (azienda agricola Vesù). Resilia è un’azienda sannita che segue l’intera filiera del grano, dalla coltivazione alla macinazione a pietra, fino alla trasformazione in pane, pasta e prodotti da forno. Vesù, fondata nel 2022 nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, opera nei settori agricolo e vitivinicolo, affiancando alle attività produttive progetti legati alla tenuta di famiglia e al turismo rurale.

Per Confagricoltura Donna Campania, la presidente Lucia Rinaldi ha introdotto Dorotea Ferraioli (Cantine Marisa Cuomo) ed Erica Mobilia (Azienda agricola agrituristica Di Fiore). Cantine Marisa Cuomo è una realtà vitivinicola della Costiera Amalfitana, rinomata per la produzione di vini di qualità da vitigni autoctoni coltivati su terrazzamenti a picco sul mare, in un territorio caratterizzato da forti pendenze e condizioni pedoclimatiche uniche. Di Fiore è un’azienda agricola e agrituristica del Sannio beneventano, che integra ospitalità rurale, ristorazione basata prevalentemente su materie prime aziendali e attività legate al benessere e alla valorizzazione delle produzioni agricole.

Angela Pisacane, presidente di Copagri Campania, ha accompagnato gli interventi di Anna D’Elia (azienda agricola D’Annata) e Rosanna Petrozziello (Cantine I Favati). D’Annata è un’azienda agricola di Olevano sul Tusciano, in provincia di Salerno, nata nel 2016 per valorizzare una tradizione familiare legata alla coltivazione dell’olivo: specializzata nella produzione di olio extravergine d’oliva, propone anche oli aromatizzati e prodotti innovativi. Cantine I Favati è un’azienda vitivinicola irpina dedita alla produzione di vini da vitigni autoctoni, tra cui Fiano di Avellino Docg, Greco di Tufo Docg e Aglianico. Accanto all’attività produttiva, propone esperienze di accoglienza e degustazione.

Spazio anche al comparto della pesca, con Rosanna Lavorgna, funzionaria della Regione Campania, che ha dato voce a Lucia Di Mauro di Iasa srl, fondata nel 1969 a Cetara e specializzata nella lavorazione e conservazione di prodotti ittici, e Marialuisa Costagliola di Mitilflegrea, cooperativa con sede a Bacoli e attiva nella mitilicoltura e nell’acquacoltura marina.

Per il florovivaismo è intervenuta Rosa Vuolo di Green Leaf srl, con sede a Pagani e specializzata nella produzione e commercio all’ingrosso di foglie recise e verde ornamentale, mentre per l’Associazione nazionale Le Donne del Vino ha partecipato Gilda Guida Martusciello, delegata regionale della Campania.

Le conclusioni sono state affidate a Teresa Del Giudice, docente di Politica agraria presso l’Università “Federico II”.

“Queste testimonianze hanno restituito il quadro di un’imprenditoria femminile variegata, espressione di percorsi diversi e profondamente radicati nei territori, ma accomunati da un’unica visione: la buona agricoltura è un insieme integrato di impresa, innovazione, presidio del territorio e produzione di servizi ecosistemici. Le esperienze raccontate dimostrano, prima ancora dei numeri, come il settore possa generare valore economico, sociale e ambientale, contribuendo allo sviluppo sostenibile delle comunità e dei territori”, ha concluso l’assessora regionale all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca.

 

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