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Psr Campania: l’impatto delle misure agro-climatico-ambientali nel ciclo di programmazione 14-22

Le misure agro-climatico-ambientali del Psr Campania 14-22 hanno interessato superfici significative del territorio regionale, contribuendo, con intensità differenziata, alla tutela degli ecosistemi, alla riduzione delle pressioni esercitate dall’attività agricola sulle risorse naturali e alla conservazione del carbonio nei suoli e nelle superfici forestali.

Nel complesso, gli interventi hanno prodotto effetti di diversa entità sulle principali componenti ambientali. L’analisi ha evidenziato, tuttavia, alcuni margini di miglioramento, soprattutto nella capacità di concentrare il sostegno nelle aree caratterizzate dalle maggiori criticità ambientali.

È quanto emerge dal Rapporto annuale di Valutazione 2026 del Psr, redatto da Lattanzio Kibs, soggetto incaricato del Servizio di Valutazione indipendente del Programma. Il documento analizza l’utilizzo delle risorse e lo stato di attuazione degli interventi e ne valuta efficacia ed efficienza alla data del 31 dicembre 2025.

Passiamo ora in rassegna i principali effetti rilevati.

 

Salvaguardia, ripristino e miglioramento della biodiversità


La Superficie agricola regionale oggetto di impegno (Soi) che ha contribuito alla conservazione e al miglioramento della biodiversità ammonta a complessivi 356.420,60 ettari.

Un contributo rilevante che deriva dalle superfici interessate dalle indennità compensative (57,3%) – erogate grazie alla misura 13 – che sostengono il mantenimento dell’attività agricola e, in particolare nelle aree più fragili, concorrono alla conservazione degli equilibri ambientali e paesaggistici. Significativo anche il peso delle pratiche di agricoltura integrata (26%) e dell’agricoltura biologica (16%), sostenute rispettivamente dalla sotto-misura 10.1 e dalla misura 11.

Eliminando le sovrapposizioni tra la misura 13 e le altre misure, la superficie agricola effettivamente impegnata scende a 258.877 ettari, pari al 39,5% della Superficie agricola utilizzata (Sau) regionale.

L’analisi della distribuzione della Soi evidenzia una maggior concentrazione nelle aree protette e nei siti Natura 2000 (rispettivamente il 43,94% ed il 50,29%), in linea con gli obiettivi di tutela e valorizzazione della biodiversità. Tale localizzazione rafforza il contributo del Psr alla conservazione degli habitat e alla salvaguardia delle aree di maggiore interesse naturalistico.

Nel complesso, le superfici agricole del Psr che hanno contribuito al mantenimento delle aree ad alto e molto alto valore naturalistico (Hnv) ammontano a 70.454 ettari, pari al 37,5% della Sau totale delle aree agricole a diverso grado di valore naturalistico.

Anche sul versante forestale emerge un contributo particolarmente significativo alla biodiversità. La superficie forestale complessivamente interessata dagli impegni dalla sotto-misura 15.1 ‘Pagamenti per impegni silvo-ambientali e impegni in materia di clima’ è pari a 55.711 ettari, con una forte concentrazione della Soi nelle aree di maggiore rilevanza ambientale: il 93% della superficie ricade infatti in aree protette e l’87% in siti Natura 2000.

Particolarmente rilevante risulta il contributo degli interventi finalizzati alla gestione delle radure forestali (circa il 72%), che favoriscono il mantenimento di habitat diversificati e contribuiscono alla conservazione della fauna selvatica.

Se si considera la superficie effettiva, al netto delle sovrapposizioni dovute alla combinabilità delle azioni in cui si articola la sotto-misura, il totale della superficie oggetto di impegno si riduce a 40.248 ettari.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale della Soi, emerge una forte concentrazione nella provincia di Salerno, che rappresenta circa l’82% della superficie ammessa a premio.

 

Miglioramento della gestione delle risorse idriche e dell’impiego di fertilizzanti e prodotti fitosanitari


Gli interventi del Psr potenzialmente favorevoli al miglioramento della qualità delle acque sono stati l’agricoltura integrata (tipologia di intervento 10.1.1) e l’agricoltura biologica (misura 11), in quanto hanno previsto la riduzione o il divieto dell’impiego di fertilizzanti minerali, in particolare di azoto e fosforo, responsabili di fenomeni di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee.

Complessivamente, la Superficie oggetto di impegno (Soi) interessata dagli interventi finalizzati al miglioramento della qualità delle acque è stata pari a 152.039 ettari, corrispondenti al 23,2% della Superficie agricola utilizzata (Sau) regionale. Il dato risulta in crescita del 135% rispetto al precedente periodo di programmazione. Della Soi complessiva, il 62% è stato interessato dall’agricoltura integrata mentre il restante 38% dall’agricoltura biologica.

La distribuzione territoriale delle superfici interessate dagli interventi, tuttavia, non appare pienamente coerente con l’obiettivo di concentrare il sostegno nelle aree a maggiore priorità ambientale, caratterizzate da più elevati rischi di contaminazione delle risorse idriche. Sebbene le Zone vulnerabili ai nitrati (Zvn) siano state individuate come aree prioritarie per le aziende aderenti alle due misure, in tali zone il rapporto Soi/Sau si è attestato al 18,2%, risultando inferiore al valore medio regionale del 23,2%.

Tra le possibili cause di tale minore adesione nelle Zvn si può ipotizzare una più limitata convenienza economica per gli agricoltori, considerando che in queste aree tende a concentrarsi un’agricoltura maggiormente intensiva e produttiva, caratterizzata da livelli di redditività che possono rendere relativamente meno attrattiva l’adesione alle misure agro-ambientali.

Per quanto riguarda l’efficacia degli interventi, la riduzione media del surplus di azoto nelle superfici oggetto di impegno risulta significativa: essa è pari a 25 kg per ettaro, corrispondenti a circa il 56% del surplus stimato in assenza degli interventi. Per il fosforo, la riduzione media è invece stata pari a 3,3 kg/ha, corrispondente al 15% del surplus stimato nello scenario senza interventi.

Considerando l’impatto complessivo dell’attuazione delle due misure sull’intera Sau regionale, la riduzione del surplus di azoto potenzialmente in grado di determinare fenomeni di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee è stimata nel 17%. Per il fosforo, l’effetto risulta più contenuto, con una riduzione complessiva del surplus pari al 4,7%.

 

Suoli: prevenzione dell’erosione e gestione sostenibile


La Superficie oggetto di impegno (Soi) interessata da interventi con effetti positivi sulla qualità del suolo è ammontata a 181.506 ettari, pari al 27,7% della Superficie agricola utilizzata (Sau) regionale.

L’analisi della distribuzione della Soi in relazione alle classi di erosione individuate nella Carta redatta dal Valutatore nell’ambito del Psr 2007-2013 evidenzia una maggiore concentrazione nelle aree caratterizzate da un rischio di erosione medio (30,86% della Sau) e alto (30,9%). Più contenuta risulta, invece, la presenza degli interventi nelle aree classificate a rischio di erosione molto alto, dove la Soi interessa il 13,9% della Sau. Nel complesso, è emersa pertanto una moderata capacità del Psr di intervenire nelle aree caratterizzate dai livelli di rischio più elevati.

Le tipologie di intervento 10.1.1’Produzione integrata’, 10.1.2 ‘Operazioni agronomiche volte all’incremento della sostanza organica’ e 10.1.3 ‘Tecniche agro-ambientali anche connesse ad investimenti non produttivi’, insieme alla misura 11 ‘Agricoltura biologica’, hanno determinato una riduzione del rischio di erosione stimata in 1.318.088 microgrammi/anno, corrispondente al 47,3% dell’erosione complessiva stimata nelle superfici interessate dagli interventi (181.505 ettari).

Nel complesso, si stima che le azioni agro-climatico-ambientali abbiano determinato una riduzione significativa dell’erosione nelle aree interessate dagli interventi: il valore medio è passato infatti da 15,3 a 8 Mg/ha/anno, con una riduzione pari a 7,27 Mg/ha/anno.

Per quanto riguarda il contenuto di carbonio organico nel suolo, le misure del Psr sembrano avere prodotto effetti complessivamente limitati. L’incremento del carbonio organico nel suolo (Soc, Soil Organic Carbon) conseguita nella Soi media al settimo anno di applicazione degli interventi è infatti stimato nello 0,066%. L’analisi a livello delle singole tipologie di intervento evidenzia, tuttavia, un effetto più marcato per la tipologia 10.1.2 specificamente finalizzata al miglioramento della sostanza organica del suolo. Per tale intervento, si stima infatti un incremento di Soc pari allo 0,13%.

Secondo la Carta del contenuto di carbonio organico del Joint Research Centre (Jrc), il contenuto medio di carbonio organico nelle superfici arabili della Campania è pari all’1,86%, corrispondente a un contenuto di sostanza organica del 3,2%. Nelle Soi, dopo sette anni di attuazione degli interventi, il valore medio è stimato all’1,93%, corrispondente a un contenuto di sostanza organica del 3,3%.

 

Riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ed ammoniaca


Gli interventi del Psr potenzialmente favorevoli alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (Ghg, Greenhouse Gases) sono stati l’agricoltura integrata (tipologia di intervento 10.1.1) e l’agricoltura biologica (misura 11), in quanto hanno previsto una riduzione dell’impiego di fertilizzanti minerali e, di conseguenza, delle emissioni di protossido di azoto. A questi si sono aggiunti gli interventi riconducibili alle tipologie 10.1.1 e 10.1.2 “Operazioni agronomiche volte all’incremento della sostanza organica”, nonché alla misura 11, che hanno contribuito ad un maggiore assorbimento e stoccaggio di carbonio nei suoli agricoli (C-sink, carbon sink).

Complessivamente, la Superficie oggetto di impegno (Soi) che ha contribuito alla riduzione delle emissioni di Ghg è stata pari a 181.506 ettari, corrispondenti al 28% della Superficie agricola utilizzata (SAU) regionale. Della Soi complessiva, il 52% è stato interessato dalle pratiche di agricoltura integrata, il 32% dall’agricoltura biologica e il restante 16% dalla tipologia 10.1.2.

La riduzione complessiva delle emissioni di Ghg è stimata in 274.063 tonnellate di anidride carbonica (CO₂) equivalente (MgCO₂eq). Di tale riduzione, 8.279 tonnellate sono attribuibili alla diminuzione dell’impiego di fertilizzanti minerali mentre 265.874 tonnellate derivano dall’assorbimento e dallo stoccaggio del carbonio nei suoli agricoli.

Rispetto alle emissioni complessive di CO₂ equivalente del settore agricolo della Campania, pari nel 2015 a 1.635.459 MgCO₂eq, il contributo del Psr corrisponde a una riduzione dello 0,51%. Considerando esclusivamente il settore 100100, relativo alle emissioni derivanti dall’impiego di fertilizzanti minerali, l’incidenza del Psr risulta più elevata e raggiunge il 6,0%.

Per quanto riguarda le emissioni di ammoniaca (NH₃), gli interventi hanno determinato una riduzione stimata in 343,1 tonnellate/anno delle emissioni derivanti dall’impiego di fertilizzanti minerali e di sintesi. Il confronto con le emissioni complessive di ammoniaca generate dal settore agricolo regionale ha evidenziato un’incidenza del contributo del Psr pari all’1,9%. Considerando, invece, esclusivamente le emissioni contabilizzate nel settore 100100 “Coltivazioni con i fertilizzanti (eccetto concimi animali)”, l’incidenza degli interventi del Psr sale al 20,3%.

 

Conservazione e il sequestro del carbonio nel settore agricolo e forestale


Gli interventi del Psr Campania direttamente correlati alla conservazione e al sequestro del carbonio sono stati finanziati nell’ambito della sotto-misura 8.1, che ha sostenuto la realizzazione di imboschimenti e impianti di arboricoltura da legno su terreni agricoli e non agricoli con l’obiettivo di favorire la mitigazione dei cambiamenti climatici.

La Superficie oggetto di impegno (Soi) che ha contribuito al sequestro o alla conservazione del carbonio è stata pari a 9.412 ettari, corrispondente all’1,92% della superficie forestale regionale complessiva (491.259 ettari). La maggior parte della Soi (94%) è costituita da superfici derivanti dal trascinamento di impegni assunti nei precedenti periodi di programmazione, mentre il restante 6% è riferibile agli impegni assunti nell’ambito della sotto-misura 8.1.

Considerando il complesso delle superfici oggetto di imboschimento – quelle interessate dalla programmazione 2014-2022 e quelle derivanti dai precedenti cicli – si stima che gli interventi abbiano consentito complessivamente il sequestro di circa 23.067 tCO₂eq/anno, vale a dire 23.067 tonnellate di anidride carbonica (CO₂) equivalente all’anno.

Va tuttavia rilevato che la quota prevalente dell’assorbimento di carbonio nelle superfici forestali, pari al 93%, è attribuibile agli impegni assunti nei precedenti periodi di programmazione mentre il restante 7% è associato agli impegni del ciclo conclusosi il 31 dicembre 2025.

 

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