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Pac 23-27, Piano strategico nazionale: il punto dell’assessore Caputo

Ieri, 2 dicembre 2021, il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, è intervenuto in audizione nelle Commissioni riunite Agricoltura di Senato e Camera in merito al percorso di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e alla definizione del Piano strategico nazionale per la Politica agricola comune (Pac) 23-37 (per il testo dell’intervento clicca QUI). L’assessore all’Agricoltura della Regione Campania, Nicola Caputo, ha affidato il suo commento a un post pubblicato su Facebook.

“Nella sua relazione – ha detto l’assessore – il ministro ha sintetizzato i lavori di queste settimane fatto in Commissione Politiche agricole (Cpa), soffermandosi, in particolare, su alcune tematiche tra cui il nuovo Fondo mutualistico per la gestione del rischio in agricoltura, annunciato come una grande innovazione. La gestione del Fondo, con un periodo transitorio di sperimentazione di un anno, sarà affidato all’Ismea. Impostato, a dire del ministro, secondo un ‘modello americano’ già sperimentato, non riscontra il mio consenso in quanto non accoglie le istanze a più riprese avanzate da me e da molti miei colleghi delle regioni del Centro-Sud”.

“Sulla questione redistribuzione – ha proseguito Caputo – il ministro annuncia a 10 gli ettari di riferimento da prendere a base del calcolo; quindi non più a 14, non riportando, in maniera puntuale, che la Cpa si è espressa a maggioranza (11 regioni su 21) per un modello a ‘pagamento puro’ sui 14 ettari”.

“Resto quasi incredulo – ha sottolineato l’assessore – nell’ascoltare che, secondo Patuanelli, gli assessori non devono guardare alle risorse destinate alle proprie regioni, ma alle filiere, citando solo la zootecnia, il riso e l’olio di oliva e disattendendo l’importanza strategica per l’agricoltura italiana di altre filiere da me sempre evidenziate come trainanti per il settore. Registro il tentativo di spostare il baricentro dell’attenzione dalle risorse alle filiere: operazione, mal riuscita, alla vigilia della discussione delle risorse da assegnare alle Regioni sul Secondo Pilastro”.

Questione convergenza intera. “85% al 2026 – ha aggiunto Caputo – con stop loss al 30%: si conferma quanto approvato in Cpa, ma, arbitrariamente, si propone un valore del titolo a 1.000 o 2.000 euro, ancora da decidere. Altro ‘scivolone’ visto che la Cpa ha approvato a 2.000 euro”.

Eco-schemi. “Il ministro considera già decisi –  ha evidenziato l’assessore – ma mi risultano ancora in discussione, per giungere alla loro articolazione finale, l’eco-schema sulla zootecnia (integrato con riduzione antibiotici, benessere animale e biosicurezza degli allevamenti: modello classy farm), quello sul riso, olio e api. Prevedo che arriveremo ai sette inizialmente ipotizzati”.

Sul fronte del pagamento accoppiato, Caputo lamenta che è stata “ascoltata la sola proposta del Veneto avanzata in Cpa: aumentiamo la percentuale per la zootecnia, il residuo alle altre filiere, ma sempre prima riso, barbabietola da zucchero, pomodoro da industria. Un ministro a trazione nordista!”.

Agricoltura eroica. “Misura nazionale – ha ricordato l’assessore – e se le Regioni hanno zone di applicazione potranno essere Autorità di gestione per un plafond che sarà loro assegnato. Ho ascoltato questa proposta, mai affrontata prima in nessun contesto politico: la ritengo, oltre che generica, difficilmente valutabile in questa fase”.

Parco agrisolare. “1,5 miliardi di investimenti – ha continuato Caputo – come diversificazione del reddito degli agricoltori solo su coperture, tettoie e fabbricati esistenti, no consumo suolo… ipotesi sempre sostenuta e che accolgo con favore nella relazione del ministro”.

“Nell’ambito delle risorse previste per il Pnrr – ha concluso l’assessore Caputo nel post – ho apprezzato i sostegni in conto capitale alla filiera agricola dell’olio d’oliva, per la meccanizzazione del settore, con la previsione di un primo bando entro marzo 2022 e un secondo bando entro marzo 2023. Ritengo, tuttavia, che la filiera dell’olio d’oliva non sia la sola a necessitare di investimenti per la meccanizzazione, ma che molte altre filiere vadano ammodernate e rese innovative per portare tutti i comparti agricoli verso un’agricoltura 4.0”.